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LE NOSTRE ORIGINI

 

LE DONNE, L'ACQUA ED UNA VECCHIA CANONICA
"O fior di pesca / Sei vinto in gentilezza da Maresca / ricca di belle donne e d'acqua fresca": questo stornello famoso dice molto, ma non tutto sulla cittadina pistoiese..."
di Mauro Banchini

Cominciarono in 11, nella canonica, con una lira ciascuno.
Era il 30 settembre 1919, la prima grande guerra mondiale era finita da poco: a Maresca - sull'Appennino Pistoiese - venne costituita la "Cassa Rurale di Depositi e Prestiti", con una durata prevista in 99 anni, naturalmente prorogabili. Attorno ad un giovane prete, da poco parroco del paese montano, don Sestilio Frosini, si radunarono Carlo Bizzarri, Giuseppe Ciatti, Fortunato Bizzarri, Lorenzo Petrolini, Angiolo Guidotti, David Filoni, Michele Papini, Attilio Papini, Michele Cinotti, Gregorio Fedeli ed Enrico Guidotti.
Tutti capofamiglia e tutti assai rappresentativi di un'economia locale che si basava sulle risorse della terra.
Solo uno era impiegato, un altro era muratore, ma gli altri erano agricoltori ed uno faceva il carbonaio, un mestiere antico e molto praticato in questa zona dove le foreste oggi ospitano campeggi ed impianti di risalita per il turismo bianco, ma allora davano da mangiare ai montanini "neri" di carbone.



Don Frosini, educato agli ideali della dottrina sociale cattolica dalla scuola pistoiese di don Ceccarelli e don Flori, aveva compreso che costituire una "banchina" avrebbe potuto rappresentare un gesto concreto a favore del popolo marescano: le semine dettero presto buoni frutti e la Cassa Rurale (diventerà Artigiana solo nel 1938) poteva contare più di 90 soci a neppure cinque anni dalla costituzione.
C'è da dire che quelli erano anni molto intensi per il movimento cattolico pistoiese: il tenace impegno di mons. Ceccarelli - scomparso per un incidente nel 1927 non senza aver sperimentato la violenza del fascismo nascente e di quello ormai diventato regime - insieme ad una radicata sensibilità locale per le teorie del Toniolo, consentivano un fiorire di Casse Rurali ed Operaie.
Alla morte di don Ceccarelii, la Federazione pistoiese poteva contarne una cinquantina: di queste quasi un terzo operavano nei difficili territori di montagna.
Maresca è un'unica Cassa che ha saputo sopravvivere - fra quelle della montagna pistoiese - ed ancora oggi è una realtà determinante per lo sviluppo economico della zona.
Sul periodico "La Bandiera", il 1° dicembre 1921, don Ceccarelli auspicava che la montagna pistoiese "divenga tutta conquistata dall'azione del credito e del risparmio popolare".
E pochi giorni dopo - come ha di recente documentato Luigi Trezzi nel suo volume su "Mons. Orazio Ceccarelli ed il movimento sociale cattolico pistoiese 1896-1927" - il parroco della Ferruccia stimolava con una notevole forza polemica a costituire una Cassa Rurale per ogni parrocchia ("Badate, che se i capoccia di una parrocchia sapranno intendere ed apprezzare la Cassa Rurale, non c'è un'anca che ne possa").
Tornando a Maresca, i primi bilanci della Cassa furono assai modesti, ma fin da allora si poté registrare un graduale progresso.

Espletate tutte le pratiche legali, la Cassa iniziò a funzionare il 19 novembre 1919 e da allora cominciarono ad affluire nuovi soci, con conseguente incremento di depositi e delle attività.
La cooperativa di credito non fu l'unica opera voluta dalla gente di Maresca su pressione del loro parroco: nell'estate 1922 fu inaugurato l'asilo infantile, completato poi dalla quinta classe elementare - che ancora mancava a Maresca - e da una scuola di taglio e cucito.
La Cassa Rurale fu determinante in queste strutture educative che anno dopo anno venivano arricchite nei servizi (una refezione calda molto all'avanguardia) e nelle attrezzature didattiche.
La nota grave crisi del 1930, intanto, aveva determinato la fine traumatica di molte Casse Rurali, ma i marescani seppero resistere e la loro cooperativa di credito continuò a vivere. Da una guerra all'altra, sono proprio gli eventi bellici a far da sfondo alla Cassa di Maresca (fra l'altro a pochi chilometri, a Campotizzoro, un grosso stabilimento industriale produceva munizioni da guerra): nel settembre 1944 Maresca fu sottoposta ad un bombardamento, in vari giorni. Il paese ospitava l'Alto Comando delle truppe naziste, sotto il comando di Kesserling.
Truppe in ritirata che operavano nella zona impegnate anche in scontri con i partigiani.
Gli alleati vennero a conoscenza di questa presenza e bombardarono - a più prese ed in più giorni.
Morirono 22 persone e tutto il paese, alla fine, era una maceria fumante. Fu distrutto anche l'asilo.
La Cassa Rurale rappresentò molto per la ricostruzione.
La "banchina" nata sotto il campanile dalle rovine di un'altra guerra, fu infatti determinante per la rinascita del paese montano.
Un'altra tappa importante per la Cassa di Maresca fu il 13 settembre 1953, giorno dell'inaugurazione della nuova sede.
Per l'occasione Maresca ospitò numerosissimi rappresentanti delle altre Casse rurali toscane - si legge nelle cronache d'epoca - "qui pervenuti per il VII Convegno di categoria".



E l'allora presidente, Lorenzo Tamburini, definì Maresca con la sua Cassa come un "bell'esempio di solidarismo cristiano".
Negli ultimi decenni tante cose sono cambiate anche in questo angolo di montagna pistoiese: oggi trovare dieci agricoltori è un problema, ma non è davvero difficile trovare bravi artigiani ed operatori turistici.
Maresca è cresciuta e la sua banca cooperativa rappresenta anche oggi - certo nelle difficoltà di un'area montana sottoposta ad un forte degrado economico - un interessante strumento per investire in loco i risparmi prodotti anche dai tanti montanini emigrati all'estero. La Banca di Maresca non disdegna di sponsorizzare manifestazioni culturali ed informative locali.
Beatrice da Pian degli Ontani, una pastora-poetessa vissuta nell'Ottocento sulla montagna pistoiese, cantò Maresca in uno stornello rimasto famoso: "O fior di pesca / sei vinto in gentilezza da Maresca / ricca di donne belle e d'acqua fresca".
Caratteristiche vere anche oggi.
Lo giuro.
E gli increduli possono sempre verificare di persona.

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